martedì 3 dicembre 2013

La situazione della scuola Svedese

La notizia che tiene banco oggi sui siti dei quotidiani svedesi e sui Social Network è la classifica stilata dal PISA che non ha nulla a che fare con la città toscana ma è progetto dell'OCSE che significa Programme for International Student Assessment e fa un indagine tra i 15enni dei principali Paesi industrializzati per vedere com'è il livello dell'istruzione per quanto riguarda la matematica, la comprensione del testo e le scienze.

L'indagine viene svolta ogni 3 anni, a partire dal 2003, e oggi sono stati resi pubblici i risultati dell'indagine svolta nel 2012.

E qui c'è il colpo di scena: la scuola svedese è peggiore di quella italiana, che comunque non sta messa molto bene, ma fa almeno progressi rispetto a 3 anni fa.

La scuola svedese negli ultimi 10 anni ha perso sempre più posizioni, non so perchè e non spetta a me scoprirlo, ma se devo dirlo la cosa non mi stupisce affatto.

Che mi stupiva era il fatto che qui difficilmente si boccia, basta impegnarsi e la sufficienza arriva; anche quando ho frequentato le scuole in Italia non si può dire che dalla prima elementare all'ultimo anno della scuola superiore le cose erano diverse, bastava per uno studente non disturbare, impegnarsi un po' e il 6 arrivava sicuro sicuro... Ma all'università le cose erano diverse... Quante volte son stato bocciato nei vari appelli per esempio di Analisi o Elettronica, se non si studiava era raro che si arrivasse al 18, e in caso di sufficienza era solo fortuna.

Qui parlando anche con degli amici che lavorano all'università, ho capito che vige il "tutti passano" (credo e spero non in tutte le università, ma qui a Kalmar l'università non è molto selettiva).

Io lavoro in un centro giovanile che al mattino è aperto per i ragazzi che frequentano la scuola adiacente e lo scorso anno mi stupiva il fatto che i ragazzi dell'ultimo anno (una cosa tra l'ultimo anno delle medie e i primi due anni delle superiori) dovessero leggere Jag är Zlatan (la biografia di Ibrahimovic) invece di un classico libro di letteratura (che ne so I promessi sposi in Italia ad esempio).

La classifica PISA non è passata inosservata nemmeno alla politica, e essendo che il prossimo anno, a settembre, ci saranno le elezioni politiche, ecco che i Socialdemocratici, che stanno da 7 anni all'opposizione, non hanno perso l'occasione per accusare la gestione dell'istruzione da parte di Reinfeld e il suo governo.



Fonte: dn.se



Io non so di sia la colpa, ma il fatto che Reinfeld abbia liberalizzato l'istruzione sicuramente non ha aiutato a far aumentare il livello dell'istruzione.
Con la liberalizzazione infatti, c'è una maggiore competizione fra istituti, che investono parecchio in pubblicità e marketing, solo per avere più studenti, ogni studente porta in dote una certa cifra in denaro, che lo Stato (o il Comune) destinerà alla scuola (quindi più studenti, più soldi).

In questo modo gli studenti diventano clienti e che interesse ha una scuola o un università a bocciare? Il rischio è che l'anno dopo lo studente decidi di cambiare percorso di studi e lasciare la scuola.
E' quello che secondo me succede con le università private in Italia e che ho sempre sostenuto, se uno paga migliaia di euro per accedere ad un università privata che interesse ha l'università ha fare selezione? Sicuramente i 110 e lode arriveranno a pioggia (le statistiche dimostrano questo).
In questo modo, tra un po' di anni ci ritroveremo con una società di dottori ma incompetenti e non so se la nostra società possa permettersi questo, visto la fame che hanno i Paesi con cui concorriamo, tipo Cina o India.



A parte questa notizia la situazione qui in Svezia non è poi così tragica, basta vedere un altra classifica resa pubblica oggi e che parla del livello della corruzione in 175 Paesi del mondo. La Svezia si trova al terzo posto assieme alla Finlandia (al primo posto c'è la Danimarca) mentre l'Italia al 69esimo, in compagnia di Romania e Kuwait.


Fonte: repubblica.it

3 commenti:

Marco zuodar ha detto...

è comunque una questione di punti di vista. io sono stato bocciato in prima liceo e ti assicuro che non ero un casinista e mi impegnavo anche. gli anni successivi li ho passati a stento. passavo tantissime ore a studiare, ma se non sapevi tutto, e quando dico tutto intendo tutto, mi ricordo che rischiavi di non prendere la sufficienza.
forse ero stupido io, ma come mai all'università era tutta un'altra storia? sarà che frequentavo un percorso di studi umanistico, ma il mio voto più basso è stato 24 in una materia che odiavo, e oltre la metà dei miei voti erano 30 presi studiando pochissimo e cazzeggiando moltissimo. ho preso solo 108 alla laurea solo per via del mio brutto carattere di allora (ora sono migliorato un po', ma neppure troppo :-) ) perchè ho baruffato con il mio relatore durante la stesuara della tesi, e mi ha dato il minimo dei punti.
come dicevo alla fine è una questione di esperienza personali. io personalmente vedo le liberalizzazioni come un aspetto positivo: è vero che gli istituti devono spendere in marketing per avere studenti, ma contemporaneamente devono mantere una certa "reputazione". insomma, se sfornano solo ignoranti che vanno a finire nel mondo del lavoro, la voce si sparge in fretta, quindi non la vedo certo così tragica. io stesso, ad esempio, dopo la laurea ho frequentato un master privato dove c'era molto forte il doppio ruolo di cliente e di studente. si parl di un'altra età e di altra maturità, quindi non c'erano esami veri e propri, ma non si cazzeggiava di certo (anche perchè avevamo pagato per essere lì), in fondo la scuola di formazione basava il suo successo anche sulla reputazione.

a mio parere la scuola dovrebbe essere tutta privata. no programmi ministeriali, no esami, no voti. vai lì per imparare delle competenze in cui la scuola è specializzata. vuoi imparare questo segui il corso x, vuoi imparare quello? segui il corso y. questo darebbe libertà, flessibilità estrema, e uno sgravio fiscale non da poco (quello che non paghi in tasse lo spendi per l'istruzione dei figli, si sà che il privato costa meno del pubblico perchè sa ottimizzare i costi, mentre quando piovono dal cielo i soldi, questo non accade). questo dalla scuola superiore, così si inizierebbe a responsabilizzare i giovani e la domanda si incotrerebbe con l'offerta del mondo del lavoro in modo reattivo. al massimo vedo una formazione umanistica di base obbligatoria e pubblica, poi ognuno si specializzi in quello che vuole e quello che occorre. come sapere se poi ha imparato o non ha imparato perchè ha cazzeggiato? non servono esami, sarà il mercato stesso a dirlo: hai voluto imparare? buon per te, avrai delle competenze spendibili e faclimente dimostrabili in un colloquio di lavoro o in un breve periodo di prova. hai cazzeggiato? peggio per te, dovrai tornare a sutdiare per reinserirti nel mondo del lavoro. semplice semplice, sul principio di mentore allievo che c'era nelle botteghe artigiane una volta. tutto il resto è sovrastruttura, che costa, e che dà da mangiare a qualcuno che vive di cosa pubblica senza apportare veri servizi.
ma io sono un liberale, razza in via di estinzione, per ora, fino a quando ci si accorgerà che lo stato non dà da mangiare.

Kata ha detto...

Ho visto anch'io i nuovi risultati e non mi hanno sorpreso. Mi sorprendeva che prima la Svezia avesse ottenuto una posizione più alta nella classifica. Questa mi sembra più realistica. Purtroppo, da insegnante universitario, non posso che confermare la preparazione media molto bassa degli studenti. Però non è vero che all'università passano tutti. Almeno non a Örebro e non a giurisprudenza. Nei primi anni c'è una selezione. In parte volontaria, in parte dovuta alle bocciature.

Dottor Manhattan ha detto...

Per quanto mi riguarda a livello Master/Laurea Spacialistica alla Mid Sweden University (comparato rispetto a Brescia), la soglia della sufficienza è molto diversa, il loro E è un 9/30 italiano, e molto non lineare, poichè l'A è un 30/30 italiano e il B è un 27/30 italiano, una C è un 23, una D è un 16-18. Il livello culturale delle persone svedesi, giovani, con cui ho avuto a che fare era decisamente basso, nelle persone più vecchie era molto maggiore.